Sunday, 8 November 2009

verde KWANZA NORTE

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Kwanza Norte è una provincia (cioè una regione) del centro dell’Angola.
È suddivisa in 10 municipi (cioè provincie) che si estendono tra una gran pianura tipo savana e dolci montagne verdi e lussureggianti.
Rispetto allo Zaire, Kwanza Norte è una regione molto più verde, con più animali, con più resti di insediamenti coloniali e con una organizzazione statale molto diversa: potrebbe dirsi più organizzata, ma forse è solo più burocratizzata nel senso inutile del termine: all’entrata di ogni comune è tutta una infinita presentazione formale a mille direttori locali con consegna di carte e autorizzazioni a volte solo per lavorare 5 o 10 minuti sulla unità sanitaria.
Qui si parla il Kimbundu e non il Kikongo come in Zaire (dove, tra l'altro, in si parla anche il Lingala e a fianco del Portoghese si usa spesso anche il Francese).
in Kwanza Norte la capitale è N’Dalatando (detta anche Cazengo). Un po’ tutte le cittadine della regione hanno un passato coloniale fatto di villette anni ‘50, ‘60 o ‘70 portoghesi immancabilmente distrutte e abbandonate.
Questa regione infatti era il luogo perfetto per il caffè che veniva prodotto intensivamente (e schiavisticamente) durante il periodo coloniale.
Certo che però i coloni dovevano vivere come pascià in questo territorio meraviglioso (a spese dei locali, ovviamente).

La prima missione della mia “equipa” composta dal grande Virgilio, il senhor Vicente e (solo per qualche giorno) dall’ubriacone autista Nelo, è stata la mappatura delle unità delle aree di Bolongongo e Kikulungo, sulle montagne del nord.
Entrambe le città sono antichi insediamenti di fazendeiros di caffè, tutte distrutte e devastate e circondate da giungla lussureggiante.
Qui siamo andati in posti mai raggiunti da uomo bianco dove i bambini scappavano spaventati e la gente accorreva curiosa e dove ho assaporato larve fritte e ratti cotti.
L’immancabile maruvo (vino di palma) siglava ogni riunione e incontro con le autorità locali, ma questa è una prassi diffusa in tutta la regione.
Queste terre sono terre ricche di leggende e tradizioni magiche. Pensate che un Feticeiro (stregone) che ci accompagnava ha persino messo nello zaino un temporale che si stava ormai abbattendo su di noi! ma trenquilli: poi lo ha liberato dopo cena, e giù pioggia e tuoni!
Di solito non eravamo così fortunati da essere accompagnati da uno stregone, era più normale avere una scorta di poliziotti-militari armati di kalashnikov ammassati nel bagagliaio che garantivano la nostra sicurezza (ma da chi? Mah…)

La seconda settimana invece ci siamo spostati verso la regione di Dondo (detta anche Cambambe), confluenza del fiume Lucala con il Kwanza, famosa tra noi per per la celeberrima fabbrica della birra Eca in cima alla montagna e per i suoi pesci pescati e magnati in riva al fiume.
Qui ci sono i coccodrilli, ma la gente è immersa tutto il giorno in acqua, anche perché, è risaputo, i coccodrilli attaccano solo se qualche stregone te li manda contro e se uno non ha fatto niente di male perché dovrebbe aver paura di finire divorato e sbranato come quelli là?
Giusto.
Ma magari io il bagno non lo faccio (non sia mai che stia particolarmente antipatico a qualche stregone…)

In queste terre splendide, tra le altre amenità, ho scovato anche l’antica capitale coloniale dell’Angola, dimenticata e in rovina sulle rive di un fiume, e anche una vallata piena di carri armati abbandonati. Ovviamente ci son saltato dentro, ma mi hanno fatto notare che non è una bella idea perché spesso ci mettevano dentro le mine anti-uomo…

L’Angola è bello, inesplorato, interessante, ma ci sono molti pericoli e cose brutte che si vedono entrando nelle unità sanitarie dove gente che ha bisogno muore per mancanza di tutto o negli ospedali dove i malati non hanno neanche i bagni o dove i reparti di lebbrosi, infetti da aids, malati di rabbia, tifo, tubercolosi stanno in condizioni allucinanti o dove si vedono bambini morire sotto ai propri occhi.

Speriamo davvero che il nostro lavoro serva a questa gente a migliorare le proprie condizioni di salute. Davvero ce n’è bisogno.
E così termina l’impresa africana, con il ritorno vittorioso a Luanda, che dà il tempo per qualche giorno in compagnia di Pippo, Laura e la piccola Araceli.
Ma chissà se è davvero finita…
Corre voce che dopo le piogge i mappatori-esploratori debbano mappare il sud e l’interno del paese… chissà dunque…
Il doctor Marco dice che chi va in Angola ci torna sempre.

Vedremo

Um abraço meus amigos!
Atè a pròxima

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